Dating e profili
Sextortion: cosa fare subito, come difendersi e denunciare
Sextortion: cosa fare se ti ricattano con foto o video intimi o ricevi un'email di ricatto, come denunciare e dove trovare aiuto gratuito in Italia.

Se qualcuno minaccia di diffondere tue foto o video intimi se non paghi, si tratta di sextortion, e la prima regola è semplice: non pagare e non inviare altro materiale. Salva le prove, smetti di rispondere senza cancellare la chat, segnala il profilo alla piattaforma e sporgi denuncia alla Polizia di Stato o ai Carabinieri. Non è colpa tua, e puoi chiedere aiuto gratis, anche per far rimuovere le immagini.
Chi ricatta conta sulla vergogna e sulla fretta, perché tu agisca da solo e senza pensare. Per questo conviene fermarsi un attimo e procedere un passo alla volta. Molte minacce, inoltre, arrivano come email di massa, dietro cui non c'è nessun video. Abbiamo raccolto i consigli della Polizia Postale, del Garante per la protezione dei dati personali e dei servizi gratuiti di rimozione, per adulti e ragazzi.
Sextortion: cosa fare nei primi minuti
Non cedere al ricatto, anche se la scadenza sembra vicinissima. La Polizia Postale è chiara: se paghi, i ricattatori non smettono di chiedere denaro, anzi diventano più insistenti. Salva invece le conversazioni, interrompi i contatti senza cancellare la chat, segnala il profilo e sporgi denuncia. E chiedi aiuto, invece di affrontare tutto da solo.
- Non pagare: niente bonifici, ricariche di carte prepagate, buoni regalo o criptovalute, nemmeno una parte della somma.
- Non inviare altro: nessuna nuova foto o video, anche se il ricattatore lo presenta come una via d'uscita.
- Salva le prove: fai screenshot del profilo, del nome utente, del link all'account, della chat e di ogni richiesta, prima di bloccare.
- Interrompi i contatti, tieni la chat: smetti di rispondere e blocca la persona, ma non cancellare la conversazione e non chiudere il tuo profilo.
- Segnala e denuncia: segnala l'account nell'app e sporgi denuncia in un ufficio della Polizia di Stato o in una stazione dei Carabinieri.
- Chiedi aiuto: parlane con una persona di fiducia. Se sei minorenne, rivolgiti ai tuoi genitori o a un altro adulto di cui ti fidi.
Non è colpa tua. Secondo la Polizia Postale, dietro questi ricatti ci sono spesso criminali organizzati che sanno sfruttare le fragilità delle persone. La sextortion parte inoltre spesso da un account che non appartiene alla persona con cui credi di parlare. La nostra guida su come riconoscere un profilo falso mostra come individuare questi account in anticipo.
Cos'è la sextortion e come funziona il ricatto
Il termine unisce le parole inglesi «sex» ed «extortion», cioè estorsione. Indica il ricatto con immagini o video intimi: qualcuno minaccia di diffonderli per ottenere denaro, altre immagini o altri favori. Secondo il report 2026 della Polizia Postale sul contrasto alla pedopornografia online, nel 2025 il centro nazionale specializzato ha trattato 223 casi di estorsione sessuale online con vittime minorenni. Ben 193 riguardavano ragazzi tra i 14 e i 17 anni.
Il copione descritto dalla Polizia Postale è quasi sempre lo stesso. Tutto inizia con qualche like o commento sui social da parte di un profilo attraente, spesso un apparente coetaneo. Poi la conversazione passa alla messaggistica e alle videochiamate, e le richieste diventano sempre più intime. Nei giorni seguenti arrivano messaggi, chiamate, ultimatum e richieste di denaro, con la minaccia di inviare le immagini ad amici e parenti. I pagamenti, osserva la Polizia Postale, avvengono spesso con versamenti su carte prepagate.
Non colpisce solo i ragazzi: la Polizia Postale ha segnalato più volte ondate di sextortion anche ai danni di adulti, in prevalenza uomini. Esistono due versioni molto diverse:
- Immagini o registrazioni reali: un nuovo contatto flirta, sposta la chat su un'altra app e insiste per avere foto di nudo o una videochiamata, che viene registrata di nascosto.
- Email di ricatto in massa: un messaggio sostiene che il tuo computer o la tua webcam siano stati violati e che tu sia stato ripreso. Queste email partono in massa e di solito dietro non c'è nessun video. La sezione sulle email di sextortion, più sotto, spiega come riconoscerle.
Una variante più recente sono i falsi nudi. Lo stesso report della Polizia Postale osserva che l'intelligenza artificiale generativa viene già usata per manipolare immagini di minori reali e per rendere più credibili adescamento, revenge porn e sextortion. Con un falso nudo creato dall'IA, chi ricatta potrebbe fare a meno di una vera foto intima. La nostra guida su come riconoscere un deepfake spiega cosa sono i deepfake e come individuarli. Secondo noi i passi restano gli stessi: non pagare, salva, segnala e denuncia.
Salvare le prove senza metterti in pericolo
Le prove aiutano la piattaforma e la polizia a intervenire sull'account. La Polizia Postale chiede di non cancellare i messaggi di chi ti minaccia e di non chiudere i profili social su cui vieni contattato. Consiglia invece di fare screenshot delle conversazioni, delle minacce e del profilo del ricattatore. Fallo prima di bloccare, perché il profilo potrebbe sparire.
Una checklist pratica:
- Screenshot del profilo, con nome utente e link all'account
- La conversazione completa, compresi i messaggi sulle altre app dove vi siete spostati
- Ogni minaccia e ogni richiesta, con data e ora
- I dati di pagamento indicati dal ricattatore, come il numero di una carta prepagata, un IBAN o l'indirizzo di un portafoglio di criptovalute
Annota anche una breve cronologia: dove vi siete conosciuti, quando sono iniziate le minacce e cosa ti è stato chiesto. Così la denuncia sarà più rapida e non dovrai riaprire la chat ogni volta. Come conservare in ordine screenshot e originali lo spieghiamo nella guida sulle foto come prova.
C'è un'eccezione importante. Se le immagini intime ritraggono una persona minorenne, non scaricarle, non salvarle e non inoltrarle, nemmeno a un amico che vuole aiutare. Scaricare, conservare, cedere o diffondere materiale di questo tipo può costituire un reato di pornografia minorile (artt. 600-ter e 600-quater c.p.). Limita gli screenshot a conversazioni, minacce e profilo, come indica la Polizia Postale, e chiedi agli agenti come procedere.

Come denunciare la sextortion: piattaforma, Polizia Postale e denuncia
Conviene denunciare la sextortion in almeno due posti: sulla piattaforma dove è successo e presso le forze dell'ordine. La piattaforma può rimuovere l'account e i contenuti intimi, e la tua segnalazione può proteggere la prossima persona presa di mira.
Su Instagram, Facebook, TikTok, Telegram e nelle app di incontri trovi un'opzione per segnalare il profilo, il post o il messaggio, di solito dietro i tre puntini. Segnala l'account e bloccalo, ma solo dopo aver salvato le prove. I segnali di un account falso su Instagram li trovi nella guida sul profilo falso su Instagram. Se la conversazione è passata su WhatsApp o Telegram, segnala anche lì il numero o l'account da cui arrivano le minacce.
La denuncia si sporge in qualsiasi ufficio della Polizia di Stato o in una stazione dei Carabinieri. Porta con te gli screenshot, i link ai profili, le email e le richieste di pagamento. Secondo la Polizia Postale, chi ha più di 14 anni può sporgere denuncia anche da solo. Se sei in pericolo immediato, chiama il 112.
Sul portale della Polizia Postale, commissariatodips.it, puoi anche fare una segnalazione online e chiedere aiuto. Il portale precisa però che la segnalazione non sostituisce la denuncia o la querela e non è un servizio di pronto intervento. Per avviare un procedimento serve quindi la denuncia in un ufficio.
Molte vittime, spiega la Polizia Postale, restano in silenzio per imbarazzo e paura e finiscono per pagare più volte. Secondo noi, con una denuncia ti riprendi anche un po' di controllo sulla situazione.
Far rimuovere le immagini intime: Garante Privacy, StopNCII e Take It Down
Tre nomi, tre strumenti diversi. Il primo è una procedura prevista dalla legge italiana. Gli altri due sono servizi internazionali che creano un'impronta digitale dell'immagine direttamente sul tuo dispositivo.
Il Garante per la protezione dei dati personali gestisce la segnalazione contro il revenge porn prevista dall'art. 144-bis del Codice privacy. Se temi che immagini o video sessualmente espliciti che ti riguardano vengano diffusi senza consenso, puoi segnalarlo con un modulo online, indicando le piattaforme e il motivo del timore. Possono farlo anche i minori con più di 14 anni, oppure i genitori per loro. Il Garante decide entro 48 ore dalla segnalazione e notifica il provvedimento alle piattaforme coinvolte.
A differenza degli altri due strumenti, in questo caso le immagini vanno trasmesse all'Autorità, tramite un link comunicato dopo la segnalazione. Il Garante stesso avverte che il suo intervento non può escludere del tutto la diffusione: chi ricatta potrebbe avere versioni anche solo leggermente diverse delle immagini.
StopNCII.org è pensato per gli adulti. Devi comparire nell'immagine, avere avuto almeno 18 anni quando è stata scattata e averla ancora a disposizione. Il servizio calcola un'impronta digitale (hash) sul tuo telefono o computer e condivide solo quella con le piattaforme aderenti, mai l'immagine. Secondo le sue FAQ si può usare anche nei casi di sextortion e accetta pure i deepfake che ti ritraggono. È gestito dalla Revenge Porn Helpline britannica, che fa parte dell'organizzazione non profit SWGfL.
Take It Down, del centro statunitense per i minori scomparsi e sfruttati (NCMEC), è per immagini riprese quando avevi meno di 18 anni, anche se oggi sei maggiorenne. È gratuito, permette di restare anonimi e funziona allo stesso modo: l'immagine resta sul dispositivo e a NCMEC arriva solo l'hash. Non serve inviare le immagini o i video a nessuno.
Questi strumenti hanno però dei limiti. StopNCII e Take It Down funzionano solo sulle piattaforme aderenti, pubbliche o non criptate, quindi non nelle app di messaggistica cifrate e non su tutto internet. Secondo StopNCII, una copia ritagliata o modificata con filtri potrebbe non corrispondere più all'impronta originale. Se un'immagine compare su un sito, segnalala anche direttamente al gestore.

Se sei minorenne o genitore: chiedere aiuto senza sensi di colpa
Se hai meno di 18 anni: non è colpa tua e non devi vergognarti. La Polizia Postale lo dice chiaramente ai ragazzi, perché chi ricatta è spesso un'organizzazione criminale che conosce bene i loro interessi. Non pagare e non inviare altro, blocca e segnala il profilo, ma tieni i messaggi e non chiudere il tuo account. Parlane con i tuoi genitori o con un adulto di fiducia: da soli è più difficile uscirne.
Se hai più di 14 anni puoi anche sporgere denuncia da solo in qualsiasi ufficio di Polizia. Le immagini invece non vanno inoltrate a nessuno, nemmeno agli amici che vogliono aiutarti. Take It Down ti aiuta a tenerle lontane dalle grandi piattaforme senza doverle inviare.
Ai genitori la Polizia Postale dà indicazioni precise. Non giudicare il comportamento di tuo figlio: vergogna e panico possono farlo sentire solo e senza via d'uscita. Ascoltalo con calma, raccogli le informazioni e rassicuralo che non è l'unico a cui è successo. Procurati gli screenshot delle conversazioni e vai il prima possibile in un ufficio di Polizia, perché la tempestività aiuta le indagini. Prima di allora, evita di cancellare immagini e video o di chiudere i suoi profili, e non inoltrare tu stesso le immagini a nessuno.
Aiuto gratuito per ragazzi e famiglie:
- Telefono Azzurro, 19696: linea di ascolto gratuita per bambini, ragazzi e adulti, attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7, anche via chat e WhatsApp.
- 114 Emergenza Infanzia: il servizio di emergenza per segnalare situazioni di pericolo che riguardano bambini e adolescenti.
- Help4U: piattaforma europea attivata da Europol a novembre 2025 e adattata in italiano con gli psicologi della Polizia di Stato, che aiuta i ragazzi vittime di adescamento o sextortion a trovare i servizi giusti.
Email di sextortion: come riconoscere il bluff
Una tipica email di sextortion sostiene che qualcuno abbia monitorato la tua posta e la tua webcam e possieda immagini o video compromettenti. Chiede un pagamento in criptovalute entro una scadenza, altrimenti il presunto materiale verrà diffuso. In un avviso del dicembre 2025 la Polizia Postale è netta: è una truffa, nella maggior parte dei casi non esistono video o immagini reali e non c'è alcun accesso ai dispositivi.
Queste email sembrano credibili per un dettaglio vero: spesso riportano una tua password, magari vecchia. Secondo la Polizia Postale, dati del genere vengono rubati con phishing o intrusioni informatiche e poi rivenduti nei mercati neri del dark web. La semplice conoscenza di una password, aggiunge, non basta per installare sui tuoi dispositivi un virus capace di spiarti.
Segnali tipici di un'email di sextortion in massa:
- Cita una password che hai usato davvero, spesso non più attuale.
- Dice di averti ripreso con la webcam mentre visitavi siti per adulti.
- Chiede bitcoin o un'altra criptovaluta entro una scadenza ravvicinata.
- Minaccia di mandare il video a parenti, amici e colleghi di lavoro.
La Polizia Postale consiglia di non rispondere e non pagare, di non cliccare su link e non aprire allegati, e di cambiare le password. Usa una password diversa per ogni servizio e attiva l'autenticazione a due fattori sulla tua email. Tieni aggiornati i dispositivi e controlla nella cronologia degli accessi se qualcuno è entrato senza permesso. Se hai già pagato, sporgi comunque denuncia.
La sextortion è reato? Cosa dice il codice penale
Sì, e la Polizia Postale lo dice esplicitamente ai ragazzi. Chi ti ricatta per avere denaro può commettere estorsione: l'art. 629 c.p. punisce chi, con violenza o minaccia, costringe qualcuno a fare o non fare qualcosa, procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. La pena base è la reclusione da cinque a dieci anni, oltre a una multa.
Se le immagini vengono diffuse, entra in gioco anche l'art. 612-ter c.p. sulla diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. Punisce chi li invia, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone ritratte, quando erano destinati a rimanere privati. Questo reato è punito a querela della persona offesa, da presentare entro sei mesi, salvo i casi in cui si procede d'ufficio.
Dall'ottobre 2025 l'art. 612-quater c.p. punisce anche chi diffonde senza consenso immagini, video o voci falsificati con l'intelligenza artificiale, se causa un danno ingiusto. Quando la vittima è minorenne possono configurarsi anche i reati di pornografia minorile dell'art. 600-ter c.p.
Quali norme si applicano al singolo caso lo stabiliscono pubblico ministero e giudice. Per domande sulla tua situazione, per esempio su un risarcimento, rivolgiti a un avvocato: qui trovi solo un orientamento, non una consulenza legale. Il primo passo pratico resta la denuncia, perché mette agli atti il ricatto e permette di avviare le indagini.
Chiedere aiuto: non devi affrontarlo da solo
La sextortion può scatenare paura, vergogna e panico. È una reazione normale a una minaccia, non un segno di debolezza. La responsabilità è di chi ricatta, non tua, anche se ti sei fidato di qualcuno e hai inviato delle immagini. Parlane con una persona di cui ti fidi o con uno dei servizi indicati qui.
Se ti senti sopraffatto o pensi di farti del male, chiama Telefono Amico Italia allo 02 2327 2327, attivo tutti i giorni 24 ore su 24. Il servizio è gratuito e garantisce l'anonimato, e puoi scrivere anche su WhatsApp al 324 011 72 52. Se tu o qualcun altro siete in pericolo immediato, chiama il 112. Una via d'uscita esiste, e non devi trovarla da solo.
Diffida delle aziende che chiedono soldi per far sparire i video o rintracciare il ricattatore. Segnalazione e denuncia alla polizia non costano nulla, e anche il Garante Privacy, Take It Down e Telefono Azzurro sono gratuiti. Secondo noi, in questa situazione non ha senso pagare sconosciuti che promettono aiuto.
Sextortion: come difendersi in futuro
Il consiglio della Polizia Postale ai ragazzi vale per tutti: se ti piace conoscere persone nuove in rete, stai attento. Diffida di chi passa molto presto a complimenti insistenti, richieste intime o videochiamate spinte, soprattutto se lo conosci solo online. Alcune abitudini aiutano:
- Accetta richieste di amicizia solo da persone che conosci davvero.
- Imposta profilo e lista amici come privati, così chi ricatta non vede a chi mandare le immagini.
- Proteggi gli account con password diverse e autenticazione a due fattori.
- Blocca i dispositivi con un codice e tieni aggiornati sistema operativo e antivirus.
- Non mandare mai denaro a chi conosci solo online.
Controlla i nuovi contatti prima di fidarti. Una ricerca inversa con la foto del profilo può mostrare se l'immagine circola già con un altro nome. Anche una videochiamata, da sola, dimostra meno di un tempo, perché i deepfake possono funzionare anche in diretta. Per i ricatti che partono dalle app di incontri, leggi anche le guide sulle truffe su Tinder e sulle truffe romantiche. E se un profilo ti sembra strano, fidati della sensazione e rallenta: meglio una conversazione persa che un ricatto.
Domande frequenti sulla sextortion
Cos'è la sextortion?
La sextortion è un ricatto con immagini o video intimi. Qualcuno minaccia di pubblicarli o di inviarli ad amici e parenti se non paghi o non mandi altre immagini. Spesso inizia con un profilo attraente sui social o su un'app di incontri e con una videochiamata registrata di nascosto. Una seconda forma sono le email di massa che dicono soltanto di avere un video.
Devo pagare chi mi ricatta con foto intime?
No. Secondo la Polizia Postale, chi paga non viene lasciato in pace: i ricattatori capiscono che hai soldi e diventano più insistenti. Non inviare nemmeno altre immagini. Salva le prove, interrompi i contatti senza cancellare la chat, segnala il profilo e sporgi denuncia. Se hai già pagato, denuncia anche questo.
Come denunciare la sextortion?
Segnala prima l'account sulla piattaforma, con la funzione di segnalazione del profilo, del post o del messaggio. Poi sporgi denuncia in un ufficio della Polizia di Stato o in una stazione dei Carabinieri, portando screenshot, link e richieste di pagamento. Sul portale commissariatodips.it puoi anche chiedere aiuto alla Polizia Postale, ma la segnalazione online non sostituisce la denuncia. In caso di pericolo immediato chiama il 112.
La sextortion è reato in Italia?
Sì. Il ricatto per ottenere denaro può essere estorsione secondo l'art. 629 c.p., e la diffusione di immagini sessualmente esplicite senza consenso è punita dall'art. 612-ter c.p. Dal 2025 l'art. 612-quater c.p. riguarda anche i contenuti falsificati con l'intelligenza artificiale. Se la vittima è minorenne possono esserci anche reati di pornografia minorile. Quali norme si applicano lo decidono pubblico ministero e giudice.
Le email di sextortion con la mia password sono vere?
Di solito no. Secondo la Polizia Postale, nella maggior parte dei casi non esistono video o immagini e non c'è alcun accesso ai dispositivi. La password arriva spesso da vecchi furti di dati rivenduti online. Non rispondere e non pagare, cambia la password ovunque la usi ancora e attiva l'autenticazione a due fattori.
Posso far rimuovere le mie immagini intime?
Spesso sì, almeno dalle grandi piattaforme. Segnala l'immagine alla piattaforma o al sito dove compare. Se temi la diffusione, puoi rivolgerti al Garante Privacy, che decide entro 48 ore e avvisa le piattaforme. StopNCII (immagini scattate da maggiorenne) e Take It Down (immagini riprese prima dei 18 anni) aiutano le piattaforme aderenti a bloccare le copie, ma non funzionano nelle app di messaggistica cifrate.
Cosa fare se mio figlio è vittima di sextortion?
Resta calmo, non giudicarlo e rassicuralo: non è colpa sua e non è l'unico. Non pagare, non cancellare messaggi o profili e non salvare né inoltrare tu le immagini. Procurati gli screenshot delle conversazioni e vai al più presto in un ufficio di Polizia per la denuncia. Per un sostegno puoi chiamare Telefono Azzurro al 19696, mentre Take It Down aiuta a tenere le immagini lontane dalle piattaforme aderenti.
Sextortion: parlarne toglie potere al ricatto
La sextortion funziona quando le vittime vanno nel panico, pagano e restano in silenzio. Non pagare, non inviare altro, salva profilo e chat, poi interrompi i contatti. Segnala l'account alla piattaforma, sporgi denuncia e usa il Garante Privacy, StopNCII o Take It Down per tenere le immagini lontane dalle piattaforme.
Se ricevi un'email di sextortion con una vecchia password, cambiala, attiva l'autenticazione a due fattori e non rispondere. Qualunque forma prenda il ricatto, la colpa è di chi ricatta. Rivolgiti a una persona di fiducia o a uno dei servizi gratuiti citati: non devi affrontare tutto questo da solo.
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